Una buon azienda può diventare eccellente, con leader umili! (l’umiltà rende 7 volte tanto) rispetto ad una con leadership carismatica
Per lavoro, e per passione, raccolgo e studio molte ricerche che riguardano la leadership e i nuovi stili manageriali. Leggendo alcuni scritti del professor Jim Collins il cui libro risponde ad una sola e semplice domanda:
“Può una buona azienda diventare eccellente? Se sì come?”
Nel libro si parla di una ricerca di cinque anni, dove è stata posta una sola domanda, che ha coinvolto 1435 aziende.
Ciò che ha reso famoso questo libro è l’incredibile lavoro di ricerca scientifica che vi è alla base. Il team di Jim Collins, composto da 21 ricercatori, ha lavorato per ben 5 anni, prendendo in esame 1435 aziende che sono apparse nel Fortune 500 dal 1965 al 1995. Tra tutte queste “buone” aziende si è voluto selezionare solo quelle che, da un certo momento in poi, sono state capaci di generare, in un intervallo di tempo di almeno 15 anni, fino a 7 volte i rendimenti azionari rispetto alla media del mercato in cui operavano.
Good to great company
La selezione è stata molto meticolosa, a riprova della scientificità del metodo usato. Banalmente, se il mercato in cui operava l’azienda selezionata aveva subìto lo stesso salto, allora l’azienda veniva tolta dalla lista. Applicando questo tipo di filtro, dopo aver studiato più di 6000 report e intervistato più di 87 top manager, sono emerse soltanto 11 aziende (delle 1435 iniziali) che erano riuscite a trasformarsi da “buone” ad “eccellenti”, nell’arco di 15 anni, da un certo “transition point”. Una volta fatta questa selezione, il team di Jim Collins, ha voluto capire cosa avessero in comune queste 11 aziende.
È stato creato anche un “gruppo di controllo” costituito da aziende che nello stesso periodo, con le stesse opportunità, le stesse disponibilità finanziarie, erano rimaste “buone”. Per ogni azienda diventata eccellente si è trovata la rispettiva rimasta buona, al fine di capire in cosa differenziassero tra di loro.
Facile dire Leadership
Collins aveva avvisato il suo team di ricerca di non pensare subito alla leadership, come elemento differenziatore, perché trovava questo approccio troppo semplicistico. Ma stando alle parole del professore “è stata la leadership a trovare loro”. Anzi, a dirla tutta, è stata la “Level Five Leadership” a presentarsi a loro in tutto il suo splendore. Cosa è la Level Five Leadership? Provo qui sotto a riportare una schematica gerarchia che definisce tutti i livelli.
I CEO delle 11 aziende che hanno dimostrato di sapersi trasformare da “buone” a “eccellenti” sono tutti caratterizzati da una rara e incredibile combinazione di “forte umiltà e grande determinazione”. Tutti, nessuno escluso.
La finestra e lo specchio del Leader “Level 5”
Lo studio analizza il comportamento di ogni CEO di tutte le undici aziende sopra menzionate. Viene fuori un profilo comportamentale comune a tutti, veramente inaspettato. Tutti si mostrano schivi e fortemente imbarazzati davanti alle telecamere. Giustificano il successo con la fortuna, o di aver avuto un team grandioso alle spalle, e se invece devono spiegare le ragioni dei possibili fallimenti li attribuiscono soltanto a dei propri errori. In pratica guardano attraverso la finestra quando si tratta di riconoscere i meriti e si guardano allo specchio quando le cose non vanno bene, per la necessaria autocritica.
Il carisma è un limite
Insomma i leader “Level 5” rappresentano l’antitesi del leader carismatico che possiamo ben identificare in uno Steve Jobs, per intenderci: antepongono il successo aziendale al proprio, non sono guidati dal proprio ego. Attenzione, perché questo punto è fondamentale e “controculturale”, come ama affermare il nostro autore. Generalmente si tende a credere che per trasformare una azienda da buona a eccellente ci sia il bisogno di grandi leader carismatici, che fanno notizia e che diventano celebrità.
Incredibilmente , una leadership aziendale carismatica, sostenuta cioè da un forte EGO (fino al livello 4), permette ad una azienda di diventare buona ma non gli concede l’opportunità di diventare grande. Quando l’autore viene invitato dai CEO delle aziende che vogliono trasformarsi da “buone” a “grandi”, molto spesso si sente fare la stessa domanda:
“ok, mi riconosco nel quarto livello da te descritto, l’azienda è buona grazie alla mia continua ricerca di una chiara e avvincente visione… come posso diventare un leader “Level 5″ per permettere alla mia azienda di diventare grande?”
La risposta è brutale, ma onesta: bisogna avere necessariamente dentro di sé il seme dell’umiltà, sul quale poi è possibile lavorare per poter sviluppare al meglio la “Level 5 Leadership”.
Oltre l’umiltà
Ci sono infatti dei suggerimenti che l’autore prova a dare per avvicinarsi verso la cosiddetta “Level 5 Leadership” e sono i seguenti:
- Prima le persone, poi la strategia. Si fanno entrare le persone giuste nel bus, si fanno scendere quelle non adeguate, e solo dopo si decide insieme dove andare;
- Stockdale Paradox. Mai essere ottimisti. Bisogna avere fiducia che tutto alla fine si risolva ma decidendo di affrontare tutte le problematiche brutalmente, senza far finta che tutto vada bene.
Ed infine il suggerimento per me più importante:
bisogna pensare alla propria azienda come l’intersezione di tre cerchi: cosa appassiona le persone, cosa l’azienda può fare al meglio, e come gli economics performano al meglio.
Per poter coinvolgere al meglio i propri collaboratori è consigliabile un approccio:
- a) meno “carismatico”, più “calmo”;
- b) che privilegi l’ascolto attivo;
- c) che ammetta, in modo trasparente, i propri limiti;
- d) che apprezzi i contributi di tutti i colleghi coinvolti.
Conclusioni
È stato dimostrato che molti talenti lasciano le proprie aziende perché non si sentono sufficientemente apprezzati o quanto meno ascoltati. Una azienda che perde i propri talenti, per l’ego del proprio management, è una azienda destinata a fallire.
Senza la necessaria umiltà non riusciremo mai ad interpretare le mille sfaccettature di una realtà sempre più complessa, veloce, interconnessa. Bisogna essere capaci di capire i propri limiti e avere l’umiltà di accettare i consigli dai propri collaboratori.
Fonte: il sole 24ore






