La vera novità riguarda il ritorno delle città, con il binomio “polarità urbana e canali digitali”
La crisi è quasi alle spalle, dice l’Osservatorio Non Food di Gs1 Italy.
La crisi quindi sta finendo veramente?
Grexit e Cina permettendo, il 2015 è cominciato bene per quanto riguarda i consumi. Ora per chi di mestiere fa il venditore è arrivato il momento di guardare a cosa è successo dietro il velo della grande Crisi e dei suoi effetti devastanti. La tecnologia e la demografia stanno cambiando il mondo in cui gli oggetti saranno comprati e venduti. Solo chi saprà gestire queste due leve potrà sopravvivere, e per farlo dovrà avere competenze che oggi non ha.
In altri termini, lavoratori formati meglio, ma anche nuove figure, dagli scrittori ai mediatori culturali. Un punto che più di ogni altro ha focalizzato l’attenzione della ricerca condotta dall’Osservatorio Non Food di Gs1 Italy/Indicod-Ecr, riguarda la centralità del fattore umano come chiave per il successo.
Anche al tempo di Internet e della crescita sempre più veloce dell’e-commerce, si registra un ritorno a sorpresa: quello dei centri cittadini, che sembrano sul punto di prendersi una rivincita sui centri commerciali come luoghi di shopping.
Consumi ancora in calo
Non è vero, come ha rilevato l’Istat, che i consumi di beni non alimentari sono cresciuti dello 0,6% nel 2014. C’è stata una discesa dell’1,4%
Il dato rilevato dall’Osservatorio è piuttosto una nuova discesa: -1,4 per cento (le differenze si spiegano per una diversa metodologia di raccolta dati). Meno di quello del 2013 (-3,5 per cento), e quanto basta per far dire a Marco Cuppini, direttore della ricerca e comunicazione di Gs1 Itay, che «dobbiamo prenderlo come un segnale incoraggiante.
Il solo segno “più” non basta: con una crescita sotto l’un per cento di occupazione non se ne crea».
Nuovi Uomini e donne per gestire il cambiamento
Per uscire da una situazione che nella sola distribuzione moderna, teoricamente quella con le spalle più robuste, ha visto chiudere alle insegne il sette per cento dei propri punti vendita dal 2010 al 2014, aggiunge Zanderighi, «ci vogliono uomini e donne che siano capaci di gestire il processo di cambiamento e di sfidarlo».
Il perdurare di un tempo molto lungo della crisi rispetto al passato a fatto emergere due elementi chiave su cui si giocherà la crescita del Paese: la tecnologia e la demografia.
Sarà la capacità di gestire questi due cambiamenti a far sì che un’impresa possa sopravvivere e avere successo ai tempi del digitale .
La chiave è la preparazione delle risorse umane e per questo bisogna investire in formazione. Anche dal punto di vista della tecnologia, non dobbiamo illuderci che basti avere la banda larga ed un sito internet perché le cose cambino: le imprese devono darsi da fare».
A differenza di quanto si creda non c’è alcuna “shopless generation”: i giovani continuano ad avere piacere ad andare per vetrine e nei centri commerciali
Questi consumatori tendono sempre più a cercare la fruizione dell’esperienza e la costruzione di senso, tanto nel mondo online che in quello fisico.
Avremo bisogno di nuove figure: autori, scrittori, soggettisti, sceneggiatori, ma anche designer, pittori, scenografi e costumisti, per finire con esperti di relazioni umane, psicologi, sociologi e mediatori culturali, che facciano vivere “un esperienza” ai nuovi consumatori.





