Nei prossimi 30 anni molte professioni verranno affidate ai robot e all’Intelligenza Artificiale: benvenuti nella quarta rivoluzione industriale.
Potrebbe sembrare una visione fantascientifica, ma contrariamente a quanto si poteva pensare un tempo, è una realtà che si sta delineando in questi ultimi anni.
Nel corso della storia del mondo occidentale abbiamo vissuto tre grandi rivoluzioni industriali:
la prima avvenuta nel 1784 con la creazione della macchina a vapore; la seconda nel 1870 con l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica; la terza nel 1970 con l’informatica e l’avvento dell’era digitale.
L’industria 4.0 fa parte della quarta rivoluzione industriale, ovvero il processo che sta portando la produzione industriale ad essere totalmente automatizzata e interconnessa e che si basa su quattro grandi direttrici di sviluppo: blockchain, intelligenza aumentata, tecnologie mobili e robotica dei processi gestionali.
La digitalizzazione dell’economia non solo ci proietta in un mondo e in una società inesplorati ma apre anche le porte a nuove aree e opportunità di investimento. Il gruppo svizzero Pictet, uno dei principali gestori patrimoniali e del risparmio indipendenti in Europa, ha dedicato uno studio all’argomento e ha messo a punto alcuni ambiti ben precisi.
«Non c’è dubbio che l’industria della tecnologia stia attraversando un periodo di rapido sviluppo, simile a quello degli anni ’90», scrivono gli analisti che argomentano questa velocità con alcuni esempi: «Non solo la produzione di microprocessori è diventata più veloce ed economica, in linea con la Legge di Moore, ma anche le reti informatiche si stanno espandendo a un ritmo vertiginoso. Inoltre, il calcolo e lo stoccaggio di dati stanno diventando più efficienti in termini energetici: la quantità di elettricità necessaria per un carico computazionale fisso, per esempio, si dimezza ogni 18 mesi».
Dove ci porterà tutto questo?
Proprio perché lo scenario è in rapida evoluzione, dovremo attrezzarci per cogliere i cambiamenti dell’innovazione digitale nei processi dell’industria: ci sarà una forte trasformazione delle professionalità che potrebbe ricollocare attività delocalizzate negli scorsi anni, migliorare i luoghi di lavoro e l’impatto ambientale. Aumenterà lo smart working e l’economia on demand, perfetta per chi ama la flessibilità e non vuole avere un solo datore di lavoro.
A rischio le professioni che prevedono compiti specifici, soprattutto dal punto di vista del lavoro manuale, o mansioni basate su transazioni ripetitive o analisi teoriche.
Insomma, un tema dalle forti ripercussioni sociali, che mette in discussione l’importanza dell’essere umano nella società in cui viviamo e delinea nuovi orizzonti.
Durante questa quarta rivoluzione industriale cosa dobbiamo fare per continuare ad avere un posto di lavoro?
La paura è che la digitalizzazione porti via posti di lavoro, e quindi reddito e ricchezza, ai lavoratori. Un rischio che effettivamente esiste, ma che gli esperti di Pictet affrontano con lucida fiducia. «Nel corso della storia l’espansione dell’economia globale è stata alimentata da due motori: l’aumento della forza lavoro e la maggiore produttività dei lavoratori. Questi due fattori – osservano gli esperti di Pictet – sono andati perlopiù di pari passo. Tuttavia ci sono stati momenti in cui uno dei due motori è andato in panne, scaricando tutto il peso sull’altro». Questo è il passato. Il futuro immediato potrebbe essere molto diverso: «Nei prossimi 10 anni potremmo doverci abituare all’idea di avere un solo motore economico, date le prospettive di diminuzione della popolazione attiva sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Eppure ciò non rappresenta necessariamente un problema; la rivoluzione tecnologica infatti dovrebbe dare nuovo slancio alla produttività».
Sviluppi positivi
Questa combinazione di megatrend tecnologici avrà conseguenze positive per l’economia. «L’esperienza dimostra che le grandi conquiste tecnologiche tendono a essere seguite da miglioramenti duraturi della produttività. Negli ultimi 20 anni – ricordano gli analisti di Pictet – l’innovazione legata alla tecnologia ha rappresentato circa il 50 per cento della crescita del PIL nei Paesi OCSE». Ciò avrà un effetto immediato sul mondo industriale perché «significa che tutte le aziende devono prepararsi ad affrontare mutamenti profondi». Ma lo stanno facendo? Pare proprio di sì. Un recente studio della società di consulenza Accenture ha rilevato che circa 9 dirigenti su 10 prevedono che, a causa dei progressi tecnologici, nei prossimi tre anni le loro aziende subiranno cambiamenti senza precedenti.
Basta guardare questi due video per capire che il cambiamento ormai è alle porte:




